Penso che il Louvre ad Abu Dhabi di Jean Nouvel sia il miglior edificio realizzato e il tentativo più interessante di dialogo tra culture degli ultimi 25 anni

Parte del seguente testo è apparso sulla rivista IoArch nel Giugno 2025 per un numero speciale per i 25 anni della rivista in cui veniva chiesto a 30 architetti e critici Italiani quale fosse il miglior edificio costruito all’estero negli ultimi 25 anni.

 

L’articolo è: “ Architettura - Un sondaggio critico “

 

My original text:

Louvre Museum, Abu Dhabi

 

“Il Louvre Abu Dhabi è tra i progetti più emblematici e meglio riusciti nel dialogo tra cultura locale e architettura internazionale. L’iconica cupola, ispirata alla musciarabia locale, crea uno spazio esterno-interno metafisico ma non retorico. I volumi bianchi del museo, essenziali e proporzionati, si dispongono secondo una pianta che richiama i villaggi tradizionali, generando internamente un percorso museale efficace e misurato ed esternamente, all’ombra della cupola, degli spazi minimali concatenati.”

 

Lo scritto è stato necessariamente condensato per esigenze editoriali e credo che sia doveroso aggiungere qui alcune mie considerazioni sulla filosofia progettuale di Nouvel e del suo rapporto lungo oltre quarant’anni con la cultura araba che non sono potute esser pubblicate.

 

Penso che Jean Nouvel incarni un approccio profondamente intellettuale all'architettura, plasmato dalla sua rigorosa formazione con Claude Parent all'École des Beaux-Arts di Parigi, dove ha imparato a mettere in discussione le certezze e a rifiutare rigidi schemi stilistici. Ogni progetto per Nouvel deve essere una risposta al luogo, radicato nel suo contesto culturale, climatico e storico piuttosto che in un linguaggio visivo prefabbricato: una posizione che lo ha portato a rifiutare qualsiasi cifra stilistica fissa, in contrapposizione ad altri famosi architetti. Questo suo modus operandi da una parte lo ha portato a costruire architetture incredibili e sempre nuove, dall'altra rende difficile una sua catalogazione stilistica.

 

Questa filosofia è evidente già nei suoi primi lavori, come l'Institut du Monde Arabe (Parigi, 1987) e il padiglione in vetro della Fondation Cartier per l'arte contemporanea (Parigi, 1994), dove trasparenza e riflessi creano un dialogo continuo tra interno, giardino e città, dissolvendo il confine tra arte e vita urbana. In particolare l'Institut du Monde Arabe, progettato assieme ad Architecture Studio, è una tappa fondamentale per lo sviluppo della filosofia progettuale di Nouvel e del suo rapporto con la cultura araba e islamica: il sistema di facciata, con diaframmi metallici meccanizzati, richiama espressamente la musciarabia araba e la trasforma in elemento di design tecnologico.

 

Al Louvre Abu Dhabi questo pensiero raggiunge il suo punto più maturo, ma non nel senso in cui viene solitamente letto. Non è la citazione della musciarabia, di per sé, a rendere quest'opera importante: è la lucidità con cui Nouvel accetta un compromesso che altri architetti avrebbero rifiutato per orgoglio stilistico. La parte museale, nella sua matrice funzionale, è deliberatamente occidentale: per me è giusto che lo sia. Il Louvre Abu Dhabi è la prima sede all'estero di una delle istituzioni museali più importanti d'Occidente: ci si aspetta che funzioni bene e che sia l'espressione di quella visione museografica. Se l'obiettivo fosse stato diverso, l'incarico sarebbe andato a un progettista arabo e a un'istituzione mediorientale. Il compito di Nouvel non era arabizzare l’idea e la funzione del museo, ma costruire il luogo in cui due grammatiche culturali potessero stare nello stesso spazio senza che una cancellasse l'altra.

 

Ed è qui che il progetto si gioca la sua scommessa più rischiosa: la planimetria organizzata come una città, i volumi bianchi come un tessuto urbano tradizionale, e sopra tutto questo una cupola che non copre un edificio ma una città intera, come fosse essa stessa una gigantesca musciarabia. La cupola è stata criticata perché non sarebbe un elemento strutturale, ma credo che non sia una critica giusta: perché dovrebbe esserlo? La musciarabia, nella tradizione costruttiva araba, non è mai stata un elemento strutturale: è un filtro, un diaframma tra pubblico e privato, tra luce e ombra. Chiedere a Nouvel di renderla strutturale significherebbe fraintendere cosa sia, non correggerne un uso improprio.

 

È per questo che considero il Louvre Abu Dhabi, al di là dei suoi meriti tecnici, stilistici e costruttivi, il miglior tentativo costruito, con rigore, di far dialogare due culture dal punto di vista stilistico, funzionale e concettuale, offrendo così una possibile risposta a uno dei problemi più urgenti dell'architettura contemporanea. Dopo la stagione gloriosa del Moderno, in cui gli architetti pretendevano di plasmare la vita e la società dei cittadini con opere cariche anche di significato politico, cosa resta oggi dell'architettura se non sterili diatribe stilistiche?

 

Credo che dare all'architettura una ragione d'essere superiore al problema dello stile, ovvero il compito di creare occasioni concrete di dialogo e cooperazione tra culture diverse, sia una possibile chiave per restituirle valore e dare un senso all'architettura del XXI secolo.

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Paolo Lettieri

“Le architetture sono i teatri in cui si svolge la nostra vita: quando questi teatri sono belli e funzionano bene, gli spettacoli a cui assistiamo diventano migliori e più piacevoli.”

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