Come concepisco un'architettura pubblica che deve durare: il rapporto con il luogo e con il passare del tempo. L’esempio dell’ospedale Al Qassimi

Se devi progettare un edificio pubblico che resterà lì per almeno 40-50 anni senza grosse modifiche, credo contino soprattutto due cose: che si sposi bene con il luogo in cui sorge e che sia sobrio, senza inseguire le ultime mode architettoniche. Le mode passano velocemente e segnano l'edificio inesorabilmente.

 

Le preesistenze erano un mantra per chi studiava architettura al Politecnico di Milano negli anni '90. Per ogni laboratorio di progettazione, più della metà del tempo andava nell'analizzare l'area attorno a quella di progetto, le preesistenze, la loro storia, eccetera. Il tempo per progettare si riduceva notevolmente e il progetto toccava farlo di rincorsa nei mesi successivi…

È naturale che questo approccio ti rimanga addosso: appena c'è un nuovo progetto vuoi andare subito a vedere il luogo e gli edifici circostanti, capirne l'essenza ed entrare in armonia con essa. Le informazioni e le sensazioni raccolte, gli allineamenti, le prospettive, la qualità e i dettagli degli edifici vicini diventano la base del progetto, gli appigli a cui aggrapparsi per scalare la via progettuale sino a una possibile vetta.

 

Oggi non so se ai giovani futuri architetti venga insegnato questo… Certo, aprire Pinterest è più divertente e apparentemente più veloce (a volte l'ho usato anch'io, lo dico, mica sono ipocrita…), ma spesso salti tutta la ricerca che ti porta a fare il miglior progetto possibile in quel posto, in quella situazione, in quella cultura, per quel cliente e per chi userà quell'architettura.

Un mio esempio è l'ospedale di Al Qassimi a Sharjah, negli UAE. L'ospedale materno infantile e il nuovo pronto soccorso dovevano sorgere accanto al vecchio ospedale costruito negli anni Ottanta: un edificio vagamente post moderno, rosa sbiadito, con degli archetti a ricordare che si trovava in uno stato arabo. Molto compatto e destinato a cambiare facciata nel giro di pochi anni, per volontà della dirigenza, così da avere un ospedale dall'aspetto più moderno. Cosa che è poi avvenuta. Il riferimento per il restyling era il nuovo padiglione di cardiochirurgia in costruzione proprio in quel momento nel complesso, adiacente all'area di progetto: un edificio tardo modernista, tipico degli UAE, con facciata a pannelli orizzontali bianchi e vetrate grigio scuro.

 

La mia idea è questa: se vuoi mettere delle tende da sole sul tuo balcone e nel condominio ci sono già delle tende, devi seguire quelle, non fare di testa tua e scombinare le carte solo perché ti senti più "figo" e vuoi dimostrarlo. Quindi la vera preesistenza destinata a rimanere era il padiglione in costruzione.

Da lì, e dalla mia idea di ospedale come macchina per curare, il passaggio è stato abbastanza obbligato: un edificio idealmente bianco, che trasmetta pulizia, ma anche efficienza e funzionalità. Se devo fare delle analisi o curarmi, voglio andare nel posto migliore, che come prima cosa mi dia un'impressione di modernità, pulizia, tranquillità. Se vuoi un telefono efficiente e puoi permettertelo, magari guardi un iPhone, che trasmette modernità ed efficienza, mica un cellulare dal design antiquato che sembra fatto con materiali dubbi… Fortunatamente c'erano il budget e la volontà di usare la pietra in facciata. E devo dire che l'architetto Dagmar Sestak, con cui ho progettato l'ospedale, era più razionale e rigorosa di me e ha contribuito a dare al progetto un aspetto più pulito e disciplinato. Io ero capo progettista e responsabile di commessa, ma ricordo discussioni anche accese: alla fine convenivamo sempre su una soluzione che soddisfacesse entrambi.

 

Il vetro nero (imprevisto)

C'è poi un dettaglio che nessun libro di testo sulle preesistenze ti avrebbe insegnato. I vetri li avevo scelti in cantiere, all'aperto, sotto il sole emiratino cocente e accecante. Le alternative offerte dal contractor andavano dal verde dinosauro al blu elettrico, passando per altri colori indescrivibili e inutilizzabili. Ho scelto un grigio scuro, in linea con il padiglione vicino.

Una volta montate, però, le lastre grigio fumo, senza forte illuminazione interna e dovendo riflettere la luce violenta di quella latitudine, sono diventate semplicemente nere. Fotografate sembrano nero assoluto. Non era esattamente voluto, ma credo che l'edificio abbia acquistato un carattere proprio grazie a questo. Con un po' di fortuna, il risultato è migliorato rispetto a quanto progettato.

Ecco cosa ne ho ricavato: la ricerca sul contesto, i sopralluoghi, l'ascolto dei luoghi non ti garantiscono il risultato, ma ti portano abbastanza vicino perché il caso, quando arriva, lavori a tuo favore.

 

L'edificio è stato progettato quasi vent'anni fa e ancora oggi è attuale. Spero lo resti a lungo. Uno stile sobrio e neo modernista non invecchia in fretta, e per un edificio pubblico che deve durare è la cosa che conta di più.

Paolo Lettieri

“Le architetture sono i teatri in cui si svolge la nostra vita: quando questi teatri sono belli e funzionano bene, gli spettacoli a cui assistiamo diventano migliori e più piacevoli.”

Auditorium VGIK di Mosca