Il mio blog: semplicemente un altro blog sull’architettura?
Sì, forse. Ma spero che riesca almeno a raccontare le mie esperienze con onestà intellettuale, e che alla fine magari qualcuno lo legga…
Mi avevano consigliato di fare un blog sin dal 2014, quando ancora non ve ne erano così tanti e quando Google premiava ancora molto chi ne aveva uno. Il problema è che sono di natura un po’ “bastian contrario” — e pigro. Oltre ad avere sempre poco tempo per raccontare quello che faccio e, diciamo, per fare Marketing, come si dice oggi. Ecco perché non ho mai fatto un mio blog. Adesso che è meno di moda, lo faccio.
Ho raccolto alcuni pensieri in modo casuale e discontinuo, molto spesso per rispondere a qualche necessità: un’intervista, un articolo per una rivista — in particolare per reFRAME Magazine — la partecipazione a qualche evento o convegno, a qualche pubblicazione, e infine per la mia monografia pubblicata da AltraLinea Edizioni nel 2024.
La cosa però che vorrei far sapere a chi leggerà questo blog — o almeno qualche frase qui e là — è che non sopporto la boria e l’esibizionismo fine a se stesso. Cercherò quindi di scrivere sempre cose oneste.
Questo blog è pensato soprattutto per giovani architetti — aimè, ormai siete fregati e state facendo anche voi questo lavoro — che vorrebbero sapere di più di cosa vuol dire fare l’architetto. Magari fare progetti anche grandi, in giro per il mondo.
Cosa aspettarsi, come funzionano davvero i progetti, il dietro le quinte, i problemi che inevitabilmente si incontreranno. Tutte cose che nessuno mi aveva mai detto e che ho dovuto imparare a mie spese nel corso degli anni.
In sostanza, questo blog è come se fosse idealmente rivolto a me da giovane: trent'anni fa, quando i social media non esistevano, gli smartphone non erano ancora diffusi e la sezione "architettura" di Yahoo era una singola pagina con forse una cinquantina di siti web, aggiornata a mano di tanto in tanto. Anche Google non esisteva ancora...
Una breve presentazione: mi chiamo Paolo Lettieri, sono un architetto italiano di 52 anni che studiando al Politecnico di Milano negli anni ’90 sognava di fare grandi architetture — e forse un giorno di diventare famoso. In ogni caso, di fare architetture belle, utili e funzionali. Fino ad ora mi ritengo abbastanza soddisfatto di quello che ho fatto, e riconosco di essere stato fortunato: ho progettato edifici con funzioni molto diverse — ospedali, scuole, università, alberghi, abitazioni, torri, auditorium, ville — in molte parti del mondo, interagendo e spesso scontrandomi con culture molto differenti. E molti di questi progetti sono stati costruiti.
Non sono riuscito, però, a costruire nel tempo una rete di clienti fissi e ricorrenti che mi avesse consentito di avere un grande studio in modo continuativo — come quello che mi sognavo da ragazzo. Punto comunque sul fatto che questo è un mestiere che mi piace fare, e che lo farò fino a quando potrò. La pensione non è qualcosa che mi interessa: la maggior parte degli architetti importanti sono stati longevi e hanno lavorato fino a quando hanno potuto. Spero di fare lo stesso.
Ovviamente avevano ragione tutti quelli che mi avvisarono quando volevo iscrivermi ad architettura: non è un mestiere con cui si diventa ricchi. E questo, nel tempo, non è cambiato.
Un’ultima cosa. Devo essere onesto, e quindi ve lo confesso: per aiutarmi a fare un blog più leggibile e scorrevole userò l’intelligenza artificiale come correttore di bozze e, a volte, come suggeritore. Non per fare come fanno in molti: “fammi un blog”, dare qualche informazione, e ricevere qualcosa di carino che riempie il web senza dire nulla di vero.
Le cose che scriverò sono le mie storie. Quello che di solito molti architetti non raccontano. L’AI mi aiuterà solo a scriverle meglio — per farvele arrivare in modo più diretto e senza fatica. Sennò, diciamocelo, se questo blog fosse anche scritto in modo pesante, non lo leggerebbe proprio nessuno.
Comunque, se qualcuno è arrivato fino a qui, lo ringrazio di cuore — sperando che non si
fermi al primo episodio.


