Collaborazione: se c'è un aspetto fondamentale nel mio lavoro, è questo.
Su questo vi riporto un mio scritto pubblicato nel settembre 2021 su reFRAME 0, Rivista di Architettura, Arte, Design e Immobiliare.
Dopo più di 20 anni di professione in Europa, Medio Oriente e Asia comprendo e apprezzo sempre di più l’espressione “dal cucchiaio alla città” che Ernesto Nathan Rogers del gruppo BBPR ha enunciato più di mezzo secolo fa. In una frase Rogers ci enuncia con ironia ciò che dovrebbe esser lo spirito dell’architetto e che allora ben rappresentava il fare degli architetti italiani, ma anche la flessibilità del modus operandi necessario per lavorare a scale progettuali differenti,con approcci opposti. Dal modo di operare di un designer che tesse rapporti più collaborativi con chi produrrà il prodotto, rapporti di memoria artigianale, al modo di operare di un architetto - direttore di orchestra che si occupa di grandi opere.
Questi due aspetti sono con il tempo diventati due pilastri fondamentali del mio lavoro, assieme alla necessità di avere una visione che mi porta a sperimentare anche in ambiti laterali al mondo del design e del Real Estate e che mi consente di esseresempre in evoluzione. Collaborazioni significative, impegno e know how nel dirigere i progetti, visione tesa all’evoluzione: penso che siano questi gli strumenti necessari per affrontare oggi il mondo delle costruzioni e del design ed essere pronti per nuovi scenari.
Collaborazioni
La fortuna di aver potuto operare in contesti differenti e così culturalmente distanti mi ha portato ad apprezzare sempre di più il fatto di essere un progettista italiano che ha la possibilità di poter contare su una retroguardia di fatto illimitata: le collaborazioni con studi, con società e brand italiani presenti all’estero sono state quello che mi hanno consentito di ottenere i risultati più apprezzabili nei progetti e nelle realizzazioni.
Parlando di esempi concreti, una delle collaborazioni significative che cito spesso è quella con Fiandre ArchitecturalSurfaces che da dieci anni ha portato a ottimi risultati frutto di sinergie progettuali: nel 2011 abbiamo iniziato a studiare assieme la possibilità di utilizzare la loro tecnologia Active Surfaces – antibatterica e antivirale, anti inquinante e auto pulente - per l’ingresso, per le zone comuni e i rivestimenti delprogetto dell’ospedale materno infantile di Al Qassimi a Sharjah negli Emirati Arabi Uniti. La problematica antibatterica e antivirale dieci anni fa non era considerata una priorità ed è stato necessario spiegare e dimostrare più volte ai responsabili del ministero dei lavori pubblici degli Emirati Arabi Uniti i vantaggi che tale tecnologia avrebbe portato, in termini di pulizia ed igiene oltre che di manutenzione.
Grazie alla collaborazione di Fiandre che ci ha supportato a livello tecnico, siamo riusciti a fare accettare la posa di oltre 4200 metri quadrati di un pavimento ad alta tecnologia rispetto ad un classico pavimento in granito o a piastrelle. Quest’aspetto ha consentito anche di sdoganare una valenza architettonica ed estetica alternativa rispetto allo standard in granito scuro o grigiastro usato da sempre nella regione per gli edifici pubblici. L’ospedale, ha così potuto avere una coerenza stilistica tra gli esterni, dove la facciata in pietra bianca contrasta con le vetrate grigio fumo e gli interni, nelle parti comuni, dove il bianco ècontrastato da elementi lineari neri.
L’ospedale da 240 posti letto di oltre 43.000 metri quadratiprogettato da me e dall’architetto Dagmar Sestak, frutto di una collaborazione tra UPA e General Planning è stato progettato e costruito seguendo gli standard internazionali, le guide linee dell’AIA (American Institute of Architects) e del JCI (Joint Commission International Standards) per l’accreditamento degli ospedali.
Altro progetto in cui la collaborazione è stata rilevante e fondamentale è quello per l’auditorium del VGIK a Mosca - la prima università per il cinema fondata nel 1919. Il progetto,realizzato con l’ingegnere esperto di acustica Marcello Brugola,rappresenta a mio avviso una riuscita collaborazione tra design, ingegneria, maestranze e società italiane che hanno costruito gli interni dell’auditorium.
L’università aveva bisogno di un auditorium che fosse acusticamente molto performante sia come cinema sia come sala per concerti che come teatro: la problematica principale era progettare uno spazio di ampie dimensioni che funzionasse benecon tempi di riverberazione molto differenti, tipici di questi 3 usi così differenti. Questo avendo inoltre un design dall'estetica moderna e fortemente riconoscibile.
La sala è stata progettata e costruita con un innovativo sistema di pannelli acustici girevoli controllati digitalmente da sensoriacustici. Questo sistema, assieme ad un software dedicato, consente di modificare la configurazione acustica della sala: ipannelli in stoffa tesata trevira ingegnerizzati e costruiti in Italia da Consonica ruotano secondo l’acustica richiesta (cinema, musica dal vivo o teatro) e rispetto al numero di spettatori presenti nella sala. Le forme curve e organiche del controsoffitto sono state disegnate per ottenere la migliore rifrazione acustica possibile: questo è il controsoffitto con superfici curve più ampie mai realizzato con pannelli acustici a doghe di tipo Topakustik.
Consapevolezza
Il progetto del Ladies Club ad Abu Dhabi ha significato per me aver maggiore consapevolezza di essere un architetto italiano. Questo progetto, un club esclusivamente femminile in un mondo dove la divisone tra i sessi ha radici culturali molto profonde, è stato voluto dalla committenza come un progetto iconico e unico. Questo è stato concepito e progettato in un periodo differente rispetto a oggi: prima della crisi economica iniziata nel 2008-2009 e sentitasi negli Emirati Arabi Uniti soprattutto negli anni a seguire.
Il club femminile, nonostante i numerosi problemi accaduti durante la sua costruzione legati tra le altre cose al cambio della proprietà e alle numerose modifiche progettuali richieste in cantiere, è stato infine inaugurato nel 2018. In particolare ritengo interessante che le modifiche richieste nei vari tempi riflettano in qualche modo i cambiamenti sociali avvenuti in dieci anni nell’area del golfo. Progettato inizialmente come club con spazi dedicati a passatempi come disegno e hobby femminili, con caffè e ristoranti per socializzare e con molti spazi dedicati alla cura del corpo tradizionale come SPA e Hammam, nel tempo si è trasformato in un club incentrato allo sport e al fitness con la conversione d’intere aree in palestra e spazi sportivi, con un’impronta sicuramente più moderna e occidentale.
Ideato come un progetto basato sull’architettura organica e sul design parametrico, è frutto di collaborazioni italiane e internazionali: la progettazione è stata sviluppata assiemeall’architetto iracheno Aswan Zubaidi, il mio socio ad Abu Dhabi, e per una minor parte per la fase preliminare conl’architetto australiano Tony Owen assieme ad un team progettuale multiculturale dislocato in Italia, varie località degli Emirati Arabi, Egitto e Australia.
Anche in questo caso fondamentale è stato l’aiuto e il supporto di molti brand italiani che ci hanno supportato e hanno permesso la riuscita di un progetto che ha rischiato di venire snaturato in molte sue parti, soprattutto nella parte delle finiture e dell’Interior Design.
Sfide
La ricerca progettuale, la curiosità e la necessità di rispondere sempre a nuove richieste hanno portato ad affrontare anche differenti sfide nel corso degli anni. Progettato dal 2011 a seguito di un concorso a inviti vinto, il campus universitario dell’università di Al Qasim presso Babilonia è il primo progetto sostenibile registrato e certificato con il protocollo americano di sostenibilità per le costruzioni LEED - Leadership in Energy and Environmental Design - in Iraq (classificato a livello Gold).
Il progetto è formato da un campus per cinque facoltà: veterinaria, agraria, scienze ambientali, biotecnologie e produzione alimentare oltre ai vari servizi di supporto quali ad esempio l’ospedale veterinario, gli alloggi per gli studenti, il centro sportivo, la mensa, la moschea e altri. Il progetto del campus è formato da trentacinque edifici principali per un totale di oltre 185.000 metri quadrati su un lotto di superficie di quasi uno milione di metri quadrati.
Il progetto ha significato uno sforzo di coordinamento su più fronti con team dislocati tra Milano (architettura, coordinamento e direzione), Abu Dhabi (architettura e Impianti), Baghdad (rapporti col cliente), Dubai (consulente LEED e architettura del paesaggio), Sharja (strutture), Il Cairo (strutture), Budapest (infrastrutture, strade), Beirut (assistenza per i computi metrici), Nuova Delhi (sviluppo di parte degli esecutivi) e Shangai(visualizzazione). Il supporto di più studi professionali esteri e di brand italiani, come Fiandra Architectural Surfaces che ci ha supportato nella scelta e documentazione per i materiali certificati LEED, ci ha permesso di arrivare al termine della progettazione nonostante le difficoltà geo-politiche intervenute nell’area dal 2014 in poi con l’avvento dell’ISIS.
L’evoluzione degli strumenti tecnologici per la progettazione e la collaborazione tra studi a distanza ci hanno portato nel 2015 ainiziare per conto del ministero dei lavori pubblici locale il primo progetto pubblico negli Emirati Arabi Uniti sviluppato in BIM (Building Information Modeling): la scuola femminile per alunni speciali e diversamente abili e l’asilo di Al Lesaili nell’emirato di Dubai progettato tra Milano e Dubai secondo standard internazionali.
Un progetto che non ha innovazioni tecnologiche o primati, ma che è stato progettato con la volontà di differenziarsi fortementedall’ambiente costruito locale, è la torre per quasi 500 appartamenti Mangrove Place su Al Reem Island ad Abu Dhabi. La torre di ventinove piani, progettata assieme all’architetto Aswan Zubaidi, è l’unica torre con terrazzi e finestre apribili in mezzo a grattacieli per appartamenti chiusi ermeticamente comescatole di vetro. In una regione dove cinque mesi l’anno è possibile mangiare all’aperto di sera, non avere un terrazzo oalmeno una finestra apribile ci è subito sembrato un grosso limite di progettazione. Il fatto di non poter aprire la finestra per cambiare l’aria, provato per fortuna per brevi periodi di soggiorno in edifici simili in Medio Oriente, per me è sempre stato una mancanza di rispetto dei progettisti verso chi doveva vivere in quell’edificio. L’idea di dotare molti appartamenti di generose terrazze ha portato ad un design a gradoni che caratterizza l’edificio in netto contrasto con le architetture circostanti. Anche in questo progetto il supporto delle aziende italiane e le collaborazioni sono stati fondamentali.
Infine, la ricerca in campi laterali rispetto al mondo delle costruzioni e del design mi ha portato anche a sperimentare collaborazioni inusuali come ad esempio la collaborazione e ilsupporto per la parte Real Estate di una start-up innovativa (BrikBit Digital Shares) per la creazione di un sistema Real Estate basato sulla tecnologia Blockchain nel 2018.
Evoluzione
Oggi il settore delle costruzioni è in forte evoluzione ma io credo che i cambiamenti maggiori debbano ancora venire: quello che è successo nell’ultimo anno ci ha di fatto proiettato forse cinque o dieci anni avanti nell’uso degli stumenti digitali e in alcune trasformazioni sociali. Sicuramente non si risolverà tutto nel dover solo ripensare gli spazi di lavoro e a problematiche spaziali e di progettazione. I cambiamenti dati dalla rivoluzione digitale toccheranno anchealtri ambiti che impatteranno nel mondo del design, delle costruzioni e del Real Estate. La proprietà come oggi la intendiamo cambierà passando dal possesso all’uso: forse le case saranno più simili a residence in cui si avrà una quota societaria che ci permetterà di usufruire di uno spazio come di un servizio. Non ci servirano più i notai come li pensiamo oggi con i passaggi di proprietà, grazie a nuovi sistemi basati su blockchain. Come sta già avvenendo negli Stati Uniti con i primiprogetti di Interior Design online, la progettazione potrà essere totalmente online, senza dover neppure andare sul posto per progettare un arredamento di un appartamento. Un’altra trasformazione, già iniziata negli Stati Uniti, potrà essere quella in cui le società immobiliari e di costruzione ingloberanno le società di progettazione e le agenzie immobiliari.
Senza doverci spingere così nel futuro, io credo che nei prossimi anni solo un approccio contemporaneamente da designer e da direttore di orchestra, unito a una visione del futuro tesa alla sperimentazione e alla contaminazione, portanno far competere gli studi e gli architetti italiani con le grandi società di progettazione del mondo anglosassone e asiatico. Le collaborazioni a più livelli saranno sempre più fondamentali.



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