L'ibridazione nell’architettura e nella città
Estratto dell’intervento tenutosi a Milano presso City Life nell’ottobre 2022 per la conferenza NAI - La New Age dell’Immobiliare, pubblicata sul numero IV di novembre 2022 di reFRAME - rivista di Architettura, Arte, Design e Real Estate.
Oggi vorrei parlare di un concetto che storicamente, a tratti, ha avuto una connotazione negativa ma che in realtà è una delle componenti chiave del progresso e dello sviluppo: l’ibridazione e in particolare l’ibridazione negli spazi, nell’architettura, nella città.
Per esempio ci troviamo per questo incontro in un fantastico luogo che ha forti connotati di ibridazione e che non è facilmente classificabile: CityLife è contemporaneamente un centro commerciale a spazio chiuso, a spazio aperto, un centro direzionale, un parco urbano, un catalizzatore con svariate funzioni. Con la presenza di una parte meno innovativa che è quella residenziale: edifici molto belli e di alto livello ma che tipologicamente e funzionalmente sono ancora abbastanza convenzionali.
In realtà questo è un esempio pratico che riflette molte situazioni parallele: infatti l’ibridazione in architettura, in urbanistica e a livello territoriale è sempre esistita. Basta dare una lettura ad un testo come “mediterraneo” di Fernand Braudel per rendersi conto che storicamente molto poco è cristallizzato, a partire dalle società, dagli usi, dai costumi ancestrali che si trovavano in tutto lo spazio del mediterraneo, sino ad arrivare agli spazi urbani e alle tipologie edilizie.
Ho scoperto casualmente, perché sono tornato a visitarla dopo anni, che un esempio di spazio urbano ibrido e non facilmente oggi classificabile è la città di Pompei di epoca romana: Pompei non era una tradizionale città romana come potremmo immaginarcela,quanto più un immenso centro commerciale a cielo aperto. La città era formata per lo più da unità abitative con al piano terreno delle botteghe, le strade avevano una conformazione particolare che permettevano l’utilizzo solo di carri speciali con uno scartamento ridotto, di fatto controllando gli accessi e tutta la logistica delle merci. Con una popolazione residente di 20.000 abitanti di fatto Pompei diventava di giorno un centro pulsante con 4 o 5 volte la sua popolazione. Questo è un esempio di spazio urbano che sfugge dalle classificazioni a cui siamo abituati: se fosse contemporaneo potrebbe essere una città ibrida, in cui spazi di abitazione, commerciali di produzione, di interscambio, di potere e di governo. si fondono e si compenetrano.
Il concetto di ibrido non ha sempre avuto una accezione positiva. Il voler dare una classificazione ad ogni cosa, cristallizzando dei tipi con una visione tassonomica era tipico del periodo moderno: di contro tutto ciò che non era facilmente classificabile era visto in maniera più negativa. L’iniziare a vedere l’ibridazione con una connotazione positiva e utile è principalmente un atteggiamento post moderno: l’ibrido, l’ibridazione in urbanistica, in architettura, nel design oggigiorno inizia ad essere studiata con più attenzione e praticata anche come strategia progettuale.
Le varie realtà della società postmoderna, società liquida come teorizzata da Bauman, influenzano diversi aspetti del nostro vivere e influenzano, anche se in modo asincrono e meno dinamico, l’architettura, l’urbanistica, il Real Estate. Quello che a metà del XX secolo nella Carta di Atene era visto come una necessità, una conquista della modernità, lo Zooning funzionale, unito ad una tipizzazione in architettura e nel design, oggi è qualcosa di superato.
Nuove realtà differenti, ibride, si concretizzano anche se ci sono forze che contrastano questi sviluppi: basti pensare a cosa governa il territorio come i vecchi piani regolatori appartenenti ancora ad un mondo moderno o strumenti un po’ più nuovi ma non ancora abbastanza flessibili da poter permettere realtà innovative ibride. Ovviamente le leggi tendono a far sì che le situazioni siano sempre controllabili e cristallizzate; per nulla ibride e innovative.
Oggi vorrei parlare di un concetto che storicamente, a tratti, ha avuto una connotazione negativa ma che in realtà è una delle componenti chiave del progresso e dello sviluppo: l’ibridazione e in particolare l’ibridazione negli spazi, nell’architettura, nella città.
Per esempio ci troviamo per questo incontro in un fantastico luogo che ha forti connotati di ibridazione e che non è facilmente classificabile: CityLife è contemporaneamente un centro commerciale a spazio chiuso, a spazio aperto, un centro direzionale, un parco urbano, un catalizzatore con svariate funzioni. Con la presenza di una parte meno innovativa che è quella residenziale: edifici molto belli e di alto livello ma che tipologicamente e funzionalmente sono ancora abbastanza convenzionali.
In realtà questo è un esempio pratico che riflette molte situazioni parallele: infatti l’ibridazione in architettura, in urbanistica e a livello territoriale è sempre esistita. Basta dare una lettura ad un testo come “mediterraneo” di Fernand Braudel per rendersi conto che storicamente molto poco è cristallizzato, a partire dalle società, dagli usi, dai costumi ancestrali che si trovavano in tutto lo spazio del mediterraneo, sino ad arrivare agli spazi urbani e alle tipologie edilizie.
Ho scoperto casualmente, perché sono tornato a visitarla dopo anni, che un esempio di spazio urbano ibrido e non facilmente oggi classificabile è la città di Pompei di epoca romana: Pompei non era una tradizionale città romana come potremmo immaginarcela,quanto più un immenso centro commerciale a cielo aperto. La città era formata per lo più da unità abitative con al piano terreno delle botteghe, le strade avevano una conformazione particolare che permettevano l’utilizzo solo di carri speciali con uno scartamento ridotto, di fatto controllando gli accessi e tutta la logistica delle merci. Con una popolazione residente di 20.000 abitanti di fatto Pompei diventava di giorno un centro pulsante con 4 o 5 volte la sua popolazione. Questo è un esempio di spazio urbano che sfugge dalle classificazioni a cui siamo abituati: se fosse contemporaneo potrebbe essere una città ibrida, in cui spazi di abitazione, commerciali di produzione, di interscambio, di potere e di governo. si fondono e si compenetrano.
Il concetto di ibrido non ha sempre avuto una accezione positiva. Il voler dare una classificazione ad ogni cosa, cristallizzando dei tipi con una visione tassonomica era tipico del periodo moderno: di contro tutto ciò che non era facilmente classificabile era visto in maniera più negativa. L’iniziare a vedere l’ibridazione con una connotazione positiva e utile è principalmente un atteggiamento post moderno: l’ibrido, l’ibridazione in urbanistica, in architettura, nel design oggigiorno inizia ad essere studiata con più attenzione e praticata anche come strategia progettuale.
Le varie realtà della società postmoderna, società liquida come teorizzata da Bauman, influenzano diversi aspetti del nostro vivere e influenzano, anche se in modo asincrono e meno dinamico, l’architettura, l’urbanistica, il Real Estate. Quello che a metà del XX secolo nella Carta di Atene era visto come una necessità, una conquista della modernità, lo Zooning funzionale, unito ad una tipizzazione in architettura e nel design, oggi è qualcosa di superato.
Nuove realtà differenti, ibride, si concretizzano anche se ci sono forze che contrastano questi sviluppi: basti pensare a cosa governa il territorio come i vecchi piani regolatori appartenenti ancora ad un mondo moderno o strumenti un po’ più nuovi ma non ancora abbastanza flessibili da poter permettere realtà innovative ibride. Ovviamente le leggi tendono a far sì che le situazioni siano sempre controllabili e cristallizzate; per nulla ibride e innovative.
Di contro oggi è tutto più veloce e gli scenari sono diventati sempre più senza confini, con attori che arrivano da realtà molto differenti: progettisti, investitori e operatori trans-nazionali hanno permesso nuove interessanti realtà che si stanno evolvendo con spazi ibridi che prima non esistevano nel nostro panorama.
La maggior parte di queste trasformazioni vengono attuate attraverso ibridazioni. Tanto più gli attori di queste ibridazioni sono variegati, penso ad attori che hanno esperienze internazionali o trasversali in altri ambiti, quanto più i risultati sono interessati e al passo con i tempi. Bisogna avere un approccio più ibrido per avere risultati innovativi ed interessanti.
La maggior parte di queste trasformazioni vengono attuate attraverso ibridazioni. Tanto più gli attori di queste ibridazioni sono variegati, penso ad attori che hanno esperienze internazionali o trasversali in altri ambiti, quanto più i risultati sono interessati e al passo con i tempi. Bisogna avere un approccio più ibrido per avere risultati innovativi ed interessanti.



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